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Aaron Taylor

Aaron Taylor

Aaron Taylor è di Londra e la sua musica è in giro dal 2016 quando, quasi timidamente, ha fatto uscire ‘Still Life’.

Un EP che lo presentava al mondo, in maniera elegante, attraverso le tracce che risentono di nu-soul e jazz attraverso la lente di ingrandimento di un artista che “si è fatto da solo” con una perla quale ‘Lesson Learnt’.

Aaron è autodidatta, ha imparato a suonare e comporre a orecchio esercitandosi in chiesa e a casa sua. Da quei primi timidi passi di strada ne ha fatta tanta.

Quello che resta inalterato, quattro anni dopo e con l’arrivo sia del primogenito che dell’album di debutto, è il carattere unico e “Souleil” della sua musica (musica del sole e dell’anima/soul). Che sembra sempre in bilico, pronta a diventare un incidente, e che invece si risolve nella difficilissima arte di lasciare una sensazione di benessere per chi la ascolta.

Per spiegarmi meglio c’è ‘Be Alright’ dal suo secondo EP, “Better Days”

Aaron Taylor fa della consistenza artistica la spina dorsale del repertorio. Attraverso il terzo EP, “The Long Way Home” che precede di due anni il disco di debutto ci presenta anche la parte più introspettiva con “I Think I Love You Again” che coniuga la vibra di D’Angelo con quella di Funkadelic in un viaggio attraverso titoli che sembrano raccontare una storia da “Saw You In My Dreams” fino appunto al ritorno a casa enunciato dal titolo di “Home” che saluta il lavoro con i profumi jazz.

Il percorso fin qui è stato di recente raccolto in un doppio vinile disponibile sullo store del sito ufficiale prima dell’annuncio del vero e proprio album di debutto, Icarus.

‘Icarus’ parte dove finisce ‘The Long Way Home’ anche se sono passati due anni, è nato il primogenito ed è cambiato – almeno un po’ – l’universo artistico.

‘I Want That Fire’ è apertura, anche di ali. Come per il mito greco, Icaro, appunto, con la sua aspirazione di libertà totale e di padronanza del volo. Sappiamo come finì per Icaro, ma nel caso di Aaron Taylor il sole non è così vicino da bruciare le ali.

C’è, però, tutta la forza di arrivare vicino a qualcosa, di voler raggiungere certe quote, di soddisfare un desiderio che parte da dentro l’uomo.

E Aaron Taylor arriva, pulendo tutto quello che non è canzone. Limitando le composizioni che puntano più al groove piuttosto che a una forma decisa e delineata. Piazza una collaborazione con Lalah Hathaway e una con Benny Sings e poi si tiene per sé ‘Flowers’.

Uno dei punti più alti del disco così come ‘Be My Muse’ è una spinta in avanti, sbilanciata, perfetta per quello che oggi viene definito “r&b contemporaneo”.

‘Shooting Star’ con Benny Sings è qualcosa di completamente nuovo nel repertorio di Aaron Taylor. Una canzone velata e che presta il fianco ai trattamenti elettronici, sospesa quasi in mezzo al disco e una di quelle tracce che con il passare degli ascolti diventa da straniante a fondamentale.

Icarus è un disco rilassato sui suoni, discreto ed elegante nel suo modo di porsi così come elegante è sempre stata l’arte di Aaron Taylor. Un nome non solo da tenere sul radar ma da supportare per i regali che ci ha fatto e che sicuramente ci farà ancora per parecchio tempo.

 

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