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Black Music: smettila di chiamarla urban.

Black Music: smettila di chiamarla urban.

Black music: musica creata da musicisti afro americani; le prime sue forme erano canzoni con una linea melodica e un ritmo forte con ritornelli ripetuti.

Sinonimi: musica Afro-Americana

E’ il Webster Dictionary che scrive questo. Quando cerchi “black music”.

Poi alla metà degli anni 70 è arrivato Frankie Crocker, Dj di New York, che ha sdoganato una frase: “un genere musicale definito dalle registrazioni di artisti R&B e soul con un grande appeal trasversale. Si chiama Urban.”

La radio americana sposò questa definizione bislacca soprattutto perché sarebbe stata – secondo la radio americana – più digeribile dagli “inserzionisti” che pensavano (e alcuni pensano, ancora, perché fermi al 1975) che ‘black radio’ sia un termine che non raggiunge un’audience abbastanza vasta.

Ecco quindi che la radio americana ha deciso, prontamente, che i bianchi americani sarebbero stati intimoriti dalla parola “black” e non avrebbero mai seguito quelle emittenti. Di conseguenza quelle radio non avrebbero potuto essere appetibili per gli “inserzionisti” e di conseguenza avrebbero chiuso.

Naif, ovviamente, terribilmente naif, meno aggressiva del blackface ma comunque sconveniente, irrispettosa e – diciamocelo chiaramente – evidentemente discriminatoria.

Perché non ti verrebbe mai in mente di pensare a Bruce Springsteen o ai Beatles come “Non Urban”, dai.

Ma tutto questo c’entra poco con la black music. Piuttosto fermati un momento che ti dico un paio di cose su cosa davvero significhi il termine ‘Urban’.

Anche perché dal 1975 il mondo è cambiato, l’America è cambiata (a volte poco e male, alcuni errori sono ancora qui e non è questo il posto o il momento per elencarli), anche la nostra cultura è (apparentemente) cambiata.

Anche perché la cosiddetta “Gentrificazione” (inglesismo atroce, sia ben chiaro) ha cambiato parecchie cose. Le aree urbane delle città oggi non sono abitate solo da afro americani ma anche da persone benestanti, bianchi e un sacco di altre persone. Insieme.

Non è più vero che le zone “urbane” delle città sono quelle nelle quali si sono rifugiati i più poveri che si sono visti aumentare gli affitti, che hanno visto l’invasione dei ricchi nei loro quartieri e glieli hanno modificati come piace a loro (perché con un po’ di soldi puoi fare anche questo), che hanno visto altre persone appropriarsi della loro cultura e trasformarla secondo i propri schemi. Urban inteso come sfumatura dispregiativa di “periferia”, un modo alternativo e un minimo più gentile di definire un ghetto. Ecco perché Urban è sempre stato un termine infelice. Quindi forse è ora di smetterla di usare quel termine nato male e cresciuto pure peggio e di chiamare le cose con il loro nome.

Black music.

Perché in America esiste il black history month ma non lo urban history month, ad esempio, e poi dovremmo sbarazzarci del MOBO Awards perché il suo acronimo è Music Of Black Origin e cambiarlo in MOUO (che suona malissimo per infilarci Urban).

E poi, che diamine, a chi fa paura la parola black, nero?

Ti fa paura il colore dell’inchiostro quando scrivi con la penna? Ti fa paura l’immagine in bianco e nero? Ma quindi per quale motivo il termine black music dovrebbe suonare offensivo per qualcuno?

Eminem, fa musica black

David Bowie, ha fatto musica black

Phil Collins, ha fatto musica black

Jon B, fa musica black

Average White Band, hanno fatto musica black

La sezione ritmica di Jimi Hendrix, ha suonato musica black.

Elvis Presley, ha fatto musica black (e no non ha inventato lui il rock and roll).

Adesso. Pensa a questa sequenza: rap, R&B, soul, house, rock and roll, quiet storm. È tutta black music. E per prenderla tutta insieme sono quelle due parole lì che devi usare.

Caro Urban, non ci mancherai. Forse non ci sei mai mancato, sei sempre stato un ospite indesiderato del quale volevamo liberarci al più presto. Ci abbiamo messo un sacco di tempo, ma alla fine abbiamo vinto noi.

Ha perso anche la Academy dei Grammy che ha dovuto giocoforza rinnegare la categoria inventata per mantenere in alcuni recinti gli artisti afro americani ben distinti da quelli “caucasici”.

Ha commentato anche Tyler, The Creator:

Non mi piace la parola urban. Per me rappresenta soltanto un modo politicamente corretto di dire negro.