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BRIK LIAM: What’s the matter?

BRIK LIAM: What’s the matter?

Con Brik Liam non puoi non iniziare una chiacchierata senza partire da uno dei suoi simboli che è (stato?) il pallone rosso.

Quel pallone ha iniziato con il suo esordio, “Extended Play” poi è diventato protagonista per “TALP, The Ascension LP” quando è stato pronto per lasciarsi alle spalle molte cose per poter volare più in alto e arrivare, una volta altissimo, a porre la domanda:
What’s the matter, Brik?
E a volerla proprio vedere tutta, questa domanda sembra essere stata posta – dato il tono, il contenuto e tutta la storia artistica di Brik Liam – da Marvin Gaye.

“Penso che come prima cosa quando si tratta della mia musica sia mio dovere poter far trasparire le emozioni e di non essere spaventato dal metterle a nudo. Del resto io sono convinto da sempre che la musica sia comunione di spirito e per tanto se non metti te stesso, il tuo spirito, accessibile a chi ti ascolta non potrai mai entrare in contatto con altri spiriti, con altre anime.
Quello che mi propongo di fare con la mia musica è partire da questo contatto, da questo mutuo scambio e riuscire a fare in modo che chi mi ascolta possa immedesimarsi, possa provare quelle stesse cose e affrontarle, per ripartire. Questo secondo me è fondamentale: esporsi per aiutarsi e aiutare gli altri a superare gli ostacoli che ciascuno di noi ha dentro. Ed essere domani migliori di ieri.

Ecco perché è facile capire che ciascuno dei miei progetti abbia mostrato emozioni, abbia parlato di emozioni e abbia condiviso emozioni. In questo senso forse si può leggere un parallelo con Marvin Gaye in quanto anche lui a un certo punto ha cantato le emozioni, la vulnerabilità, ed è stato capace di esprimersi anche attraverso di essa.”

La connessione anima-anima è la chiave per il codice di Brik Liam e questa chiave è apparentemente incredibile nei nostri tempi moderni dove tutti devono apparire vincenti, al massimo della forma sempre, devono stare tutti sempre bene e vivere una vita sempre meravigliosa.

Può bastare come risposta alla domanda “What’s the matter, Brik?” non fosse che quella domanda è stata portata a noi attraverso la porta di PJ Morton “che io ho incontrato nel 2015, ad un meet and greet,  dove io ero il moderatore dell’evento. La prima connessione ci fu lì.
E poi iniziammo a collaborare prima sulla parte artistica della grafica, mi commissionò alcune sue copertine, poi nel 2018 mi chiese di partecipare al suo tour e a fargli da apertura ai concerti. Con lui c’è stata molta intesa. Sai, con PJ mi trovo bene a parlare di qualsiasi cosa, lui ha proprio un bel modo di intendere la vita anche artistica. Con il suo esempio ti fa capire senza tanti giri di parole che quello che devi fare è rimanere te stesso, essere umanamente e artisticamente coerente con te stesso. Forse impiegherai più tempo per arrivare a risultati grossi, ma non ti perderai per strada e non perderai la tua personalità. E la cosa più importante che ho imparato da lui, semplicemente frequentandolo, è che non ti devi mai prendere troppo sul serio. Se hai dei difetti se c’è qualche imperfezione in quello che fai non indugiare nel perfezionismo fine a sé stesso: preoccupati del tuo messaggio, di far arrivare quello alla gente e non la tua perfezione ricercata ad ogni costo.”

Quando lo frequenti per un po’, Brik Liam, anche attraverso i social che gestisce in prima persona, ti rendi conto che ha una voce incredibile, che è uno dei migliori artisti di RnB in circolazione e che è un immenso fan della musica black. Se qualcosa gli piace lui non nega il proprio supporto, siano artisti importanti o siano giovani che si affacciano alla musica per la prima volta. La sola condizione necessaria è che gli piacciano. E infatti è proprio dalla somma di queste cose che possiamo definire Brik Liam come l’artista che incarna perfettamente il senso della parola “condivisione“:

Brik Liam è condivisione

“Artisticamente credo che le collaborazioni siano importantissime. Io credo fermamente che tutti gli uomini facciano parte di una comunità, enorme, e ciascuno si possa occupare della comunità a sé più vicina per dare una mano a migliorarla e ricevere una mano per migliorarsi. Credo sia proprio una necessità fondamentale questa. E io prima di essere un autore, un cantante sono un appassionato di musica. Per questo io amo condividere la musica e non mi importa da chi arrivi.
Mi importa solo che se la ritengo buona e se penso che sia meritevole di essere conosciuta da altre persone sia bellissimo condividerla, ascoltarla insieme, parlarne e imparare dalla musica. Insieme. Succede anche a me: ci sono persone che mi danno l’opportunità di entrare in contatto con persone che non mi conoscono semplicemente condividendo la mia musica quindi mi sembra logico fare lo stesso con chi apprezzo. Viviamo in un tempo in cui ci sono davvero un sacco di artisti là fuori e accade che alcuni di loro pensino che non ci sia più posto, che per loro non ci sarà mai posto là fuori.
Per questo quando a me piace davvero qualcosa non posso fare a meno di metterla in un posto là fuori perché sono convinto che se ha regalato qualcosa a me può regalare qualcosa anche ad altre persone se hanno l’opportunità di ascoltare. Io ho passato un periodo difficile tempo fa e ti assicuro che ogni volta che aprivo twitter e trovavo un messaggio, un tweet o qualcuno mi menzionava per la mia musica è sempre stato un momento di aiuto immenso per tirarmi su, per aiutarmi a superare il momento negativo, è sempre stato importantissimo per me e capisco perfettamente che ci possano essere là fuori tante persone che possono trarre beneficio anche solo da una piccola cosa come questa. E io voglio ricambiare.”

Dentro la musica black

Da qui a chiacchierare di musica è un attimo. Attraverso il disco di Brandy e il Versus con Monica, attraverso il singolo nuovo di SZA e il suo contributo al disco di Ajanee giù fino ad allargare l’obiettivo e parlare di quella sola, unica, grande storia che è la black music e di cui Brik Liam fa parte anche se: “io non l’ho mai vista da questo punto di vista, ad essere onesti, cioè del far parte della lunga eredità che è il patrimonio e la storia della musica black. Io sono un fan della musica black, di coloro che hanno creato questi suoni, questa storia e onestamente non mi sono mai immaginato dentro questa fotografia se non per essere quello che ringrazia per aver ricevuto un dono e che può usarlo per fare in modo che altre persone si sentano meno sole, che non si sentano abbandonate e che si sentano capite in quello che stanno attraversando. Ecco io credo che quei giganti non abbiano fatto quella musica per costruire qualcosa che fosse cool, ma perché avevano bisogno di soddisfare una loro esigenza vitale esprimendo sé stessi come hanno fatto: lo dovevano fare, doveva essere fatto così. Però adesso comincerò a pensarci anche da questo punto di vista.”

E torniamo a quel pallone, quello rosso, quello che è il simbolo che ci accompagna nella storia di Brik Liam “perché quel pallone rappresenta quello che lasci andare, quello che lasci perdere, quello di cui ti liberi in un certo senso. Quando uscì TALP era questo il tema principale, quello dell’amore non corrisposto, quello dei pesi che gravano dentro e non ti permettono di correre, di fare la tua strada. Rappresenta tutto il processo di accettazione e guarigione che devi affrontare per superare le difficoltà. Adesso c’è per me una nuova stagione e sì, durante il periodo di quarantena ho iniziato a lavorare su musica nuova. Ho voltato pagina anche io e adesso non sto scrivendo di cuori spezzati ma dell’altra parte dell’amore, quella parte dove l’amore è donato, dove fa stare bene e dove ha un significato completamente diverso rispetto a quello che ho cantato in passato. Per il resto ho approfittato del tempo in più che ha regalato la pandemia per provare cose nuove, per sperimentare strade nuove come quella di riuscire a far ballare le persone, di portare con la musica quell’energia che serve adesso alle persone per affrontare le difficoltà e il periodo pazzesco che molti stanno attraversando a causa degli effetti di questa pandemia che ci ha colpiti tutti indistintamente.”

Nuova musica, quindi, che va a collocarsi nella stanza che il mondo ha riservato per la musica black e in particolare per l’RnB del quale molti hanno detto che è morto e questi molti – distratti forse da altre cose – non si sono nemmeno accorti che questa musica non è mai andata via, è stata soltanto messa un poco da parte da quelli che accendono le luci del mainstream  e poi per me, essendo io di pelle nera, l’RnB è sempre stato importantissimo.
Certo, negli anni 90 e a cavallo con gli anni zero questa musica è andata ‘di moda’ ha scavalcato i confini ed ha sorpassato il pop. Oggi c’è una strana propensione a fare di questo genere musicale qualcosa per nostalgici ma se riprendiamo la battle di Brandy e Monica che ha fatto numeri pazzeschi in termini di visualizzazioni ci rendiamo anche conto che queste artiste meritano supporto per quello che stanno facendo oggi, loro non vivono di nostalgia, vanno avanti. E lo stesso dobbiamo fare noi. Dobbiamo essere capaci di prendere quello che ci ha conquistato nel passato e infondergli l’energia del presente. L’RnB è sempre stato rilevante, oggi riceve molto meno supporto rispetto al suo periodo di maggiore notorietà ma continua a proporre musica incredibile. Devi solo fare un po’ più di fatica e andartela a cercare. Del resto se ascolti altri generi ti rendi conto spesso che prendono in prestito o addirittura rubano suoni e atmosfere dall’RnB quindi questo è un segnale evidente che l’RnB sia vivo e vegeto e soprattutto ancora immensamente influente.
Oggi come oggi ci sono molti artisti, in particolare quelli più affermati, che hanno deciso di esprimersi maggiormente con canzoni lente, ritmi downtempo e va bene così. Dall’altra parte stanno emergendo anche altre prospettive più ritmate che hanno solo bisogno di essere più conosciute. C’è la trap, qui, che si è ritagliata uno spazio ma che si sta ripiegando un po’ su se stessa e sono convinto che accenderà una trasformazione al suo interno e sopra a tutto questo c’è sempre la grande bandiera dell’RnB che sventola. C’è bisogno di più vento, ma sono convinto che presto soffierà molto più forte di quanto non abbia fatto negli ultimi anni.”

E prima di chiudere la chiacchierata c’è una considerazione che parte dalla richiesta di cercare di spiegare a noi, da questa parte del mondo, cosa sta succedendo nella terra degli Stati Uniti d’America.
Perché per noi è qualcosa di talmente assurdo che non riusciamo a comprenderne i motivi “e me ne rendo conto sia incomprensibile per chi non vive questa situazione. Vedi, queste cose sono presenti sistematicamente da così tanto tempo che alla fine per chi non le subisce rappresentano semplicemente la normalità. Una normalità che di fatto viviamo con tanta preoccupazione. Io sono convinto che questo stato di cose, per quanto stia durando da centinaia di anni, non si risolva tanto presto ma sono compiaciuto del fatto che ci siano dei cambiamenti, che questi cambiamenti siano sotto gli occhi di tutto il mondo. E noi per primi dobbiamo rimanere uniti per fare in modo che questo cambiamento continui, vada avanti. Prima che si accendessero queste luci sull’America io ero spaventato, ferito, triste perché queste cose qui sono successe da sempre e a volte ti svegliavi con la paura che qualcuno potesse non accettarti solo per il fatto di essere nato in questo modo, con la pelle scura. Ora ho la speranza che il mondo sia più consapevole, che ci sia stato in qualche modo un momento in cui queste cose sono state dette apertamente, sono state viste da tutti e le persone hanno potuto capire che qualcosa di terribilmente sbagliato stava succedendo. Ho anche la consapevolezza che noi neri siamo resilienti, sappiamo essere resilienti, abbiamo imparato ad essere resilienti per non soccombere.”

Il resto lo trovi sul suo sito o tramite il suo account Twitter. Grazie, Brik Liam.

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