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Hip hop: un giovanotto nato nel 1948

Hip hop: un giovanotto nato nel 1948

Può sembrare strano, ma l’hip hop nasce da un distinto signore classe 1888.

Si chiamava Robert Moses, era un urbanista che creò il terreno fertile per la nascita della rivoluzione musicale attraverso le sue scelte.

Facciamola semplice: Moses aveva alle sue dipendenze 80.000 uomini grazie ai quali poneva in essere i suoi progetti, uno dei quali nasce nel 1948 poco dopo la guerra: la costruzione di un’autostrada.

Sarà la Cross Bronx Expressway, un tappeto di cemento a sei corsie che attraversa lo stato di New York e permette di collegare il New Jersey al Connecticut.

E dove dovrà passare? Di certo non per Manhattan, quindi dal borough del Bronx.

Ecco che la prima conseguenza furono le demolizioni e gli sfollamenti, la precipitazione del valore degli immobili e la crescente disperazione dei proprietari che si misero a incendiare i palazzi sperando in un recupero di denaro dalle polizze assicurative.

In questo scenario di panico e deterioramento è facile immaginare come le bande fecero in fretta ad assumere il controllo della zona.

Siamo nel 1973, l’anno di Taxi Driver – girato nel Bronx, ora una polveriera pericolosissima.

 

Hip Hop: i vestiti nuovi di Cindy

C’è una storia da raccontare adesso.

Un immigrato giamaicano, padre di sei figli, cercava di sbarcare il lunario.
Nemmeno i soldi per comprare i vestiti nuovi per Cindy che doveva andare a scuola.
Come fare?

L’11 Agosto Cindy compiva 11 anni. Ci voleva una festa. In Sedgwick Avenue si presentò una marea di gente, pronta a pagare 50 cent per partecipare al party.

Nacque così l’hip hop.

Perché Cindy aveva un fratello maggiore, Clive, appassionato di musica e col santino di James Brown in tasca.
Si era messo in testa che si potessero usare due dischi, uguali, farli girare su due piatti e con l’aiuto di un mixer isolare le percussioni perché erano la parte più amata dai ballerini.
Ah, già, Clive userà un nome d’arte, Dj Kool Herc.

Arrivò poi il pastello, usato da Joseph Saddler a.k.a. Grandmaster Flash, per segnare esattamente dove iniziava il “beat” per riportare la puntina al posto giusto in un attimo.

Le radio sfumavano i dischi, questi due ragazzi prendevano il ritmo e lo portavano avanti senza sosta per tutta la durata dei loro party.

Non si sa di preciso se fu lui a inventare lo scratch, ma sicuramente ne pose le fondamenta.

Hip Hop: arrivano gli MC

Ora.

Ripetendo quei loop di pochi secondi, di solo ritmo, quel che mancava erano le parole.

Inizialmente furono gli stessi DJ a improvvisare parlati sui ritmi – un po’ quel che accadeva nei locali dove si ballava la “disco” – ma l’arte del DJ nell’ambito hip hop è decisamente impegnativa e non ci sono molti momenti per distrarsi.

Ecco che serve introdurre qualcuno che si occupi solo di “parlare”. Così nascono i “Masters Of Ceremonies”, gli MC.

Fu un MC, Cowboy, al fianco di Grandmaster Flash, che inventò il nome che poi venne adottato.

Per prendere in giro un amico nell’esercito fece il verso alla tipica cadenza delle marce militari: “hip, hop, hip, hop”.

Insomma, l’ hip hop nacque come risposta creativa all’effetto del disordine del Bronx e presto si legò ad altre forme espressive quali la breakdance e i graffiti.

Non nacque però con un grande futuro: andava bene per le feste e racimolare qualche soldo, ma non si potevano registrare e vendere suoni che erano soltanto altre canzoni, protette ovviamente da diritto d’autore.

Quindi, in un movimento creativo che si fa?

Si crea.

E questa volta non fu un’autostrada ad aiutare la creatività, ma un’improvvisa mancanza di energia elettrica.

La data è quella del 13 Luglio 1977, ma è un’altra storia.