Preloader Image

Il Soul di Chicago

Il Soul di Chicago

La volta scorsa ho lasciato fuori dalla mappa del soul degli anni ’60 le coordinate relative al soul di Chicago.
Una comunità fertile che ha in Curtis Mayfield la figura di maggiore spicco sia come membro degli Impression che come solista e autore di alcune delle pagine più interessanti che questa musica ha offerto.

Importantissimo, Mayfield, per aver portato la “message music”, la musica con messaggio, a un livello superiore, fuori dalle maschere della Motown (già ‘People Get Ready’ e ‘We’re A Winner’ sono avanti in questo processo, molto prima del repertorio solista), prima di altri colleghi.
Se proprio vogliamo togliere i suoi primi album solisti (ma sarebbe già un delitto), ci dobbiamo fermare a ‘Superfly’, opera agganciata al film di cui ne fa colonna sonora ma di cui non è un commento didascalico.

‘Superfly’ è un disco in cui si racconta l’America del ghetto in prima persona. Ed è un capolavoro al pari di ‘Curtis’ e ‘Roots’, i due album che lo precedono.

Bob Donat scrisse nel 1972 su Rolling Stone che mentre il messaggio del film “[…] era diluito da contrastanti scopi schizoidi” perché “rende affascinante la coscienza machisto-cocainomane […] il messaggio anti-droga nella colonna sonora di Mayfield è molto più forte e più definito che nel film“. Insieme a What’s Going on di Marvin Gaye e Innervisions di Stevie Wonder, questo album introdusse un nuovo, socialmente consapevole, stile funky nella popolare musica soul. Ma di funk parliamo un’altra volta.
È importante, allargando il discorso del soul di Chicago, sottolineare che Curtis Mayfield nel 1970 è uno dei primi artisti neri ad intraprendere il proprio progetto imprenditoriale: la Curtom, etichetta da lui fondata e gestita, è indipendente. Fuori dalle logiche di Motown, Stax e Atlantic, probabile ispirazione per artisti che avrebbero seguito la strada dell’indipendenza artistica (si pensi a Marvin Gaye, Stevie Wonder e poi a Michael Jackson che si staccheranno dalla presa di Mr Barry “Motown” Gordy in modi diversi).
Il suono del soul di Chicago ha l’anima rilassata (e spesso acustica, basti affrontare quel capolavoro che è ‘Curtis, Live’ per rendersene conto), tuttavia effervescente, rappresentata da una manciata di artisti che oggi è necessario rivalutare e riscoprire. Soprattutto alla luce delle innumerevoli etichette indipendenti della città che spesso faranno mostra di sé nelle collezioni fighette dei collezionisti di quel cosiddetto Northern Soul, genere coniato in Inghilterra e allacciato a doppia mandata alla scena dei club ancora prima delle white label, dei rave parties e degli hipster.
E poi a Chicago c’era anche il suono della Chess Records, responsabile di aver diffuso le note e le parole – fra gli altri – di Muddy Waters, Chuck Berry e delle ladies Fontella Bass (sua una versione di ‘Our Day Will Come’ di Ruby & The Romantics poi ripresa anche da Amy Winehouse) ed Etta James. 
Oppure ancora Minnie Riperton che conquistò nel 1974 anche Stevie Wonder, tanto da indurre il genio a produrle l’album che contiene la leggendaria ‘Lovin’ You’, scritta dalla stessa Riperton.

 

Etichette indipendenti il cui collasso ha rischiato in maniera terribile di cancellare tutta l’eredità di questo suono ripresa poi – è il bello della rete – attraverso ricerche, ristampe e compilation in anni recentissimi.
Ah, sì, la divagazione sul northern soul – te lo anticipo – la facciamo una delle prossime volte.
Qui sotto, senza unire i puntini, ecco un esempio limitato e minimal del suono di Chicago. Con una bonus track, con Sampha all’interno del progetto Everything Is Recorded voluto dal boss della XL Recordings nel 2017, dove coniuga appunto l’elettronica, una delle migliori voci moderne e ‘The Makings Of You’ appunto di Curtis Mayfield. Per unire i puntini anche questa volta.

Comments 1

Leave a Reply

* Your email address will not be published.
You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>