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Wil Key: Globetrotter Side A/B

Wil Key: Globetrotter Side A/B

Wil Key ha attraversato quindici Paesi per portare a compimento il progetto Globetrotter.

Per tantissimi versi un atto d’amore, una raccolta di volti, voci, sentimenti, persone, colori e culture che vengono raccontate attraverso le costruzioni dell’RnB e rappresentano l’essenza di un concetto che spesso uso per definire l’amore per la musica: la condivisione.

In questa ‘Side B’, Wil Key ha radunato più di 40 artisti completando il capitolo Globetrotter iniziato nel 2019. Ed è stato proprio in quella occasione che ho avuto il primo incontro con lui e che ti ripropongo in una versione accorciata in fondo a tutto il resto.

Questa volta, quando abbiamo incrociato le agende, il disco non era ancora uscito (è fuori oggi e lo trovi sul suo Bancamp) quindi ho preferito allargare la visuale sugli aspetti “attorno” al disco piuttosto che a quelli “dentro” Globetrotter Side B che intanto però puoi ascoltare anche qui:

Wil Key ha iniziato ad affacciarsi al mondo della musica registrata nel 2001 con ‘Gipsy’, disco realizzato in solitaria dove ha suonato scritto e prodotto tutto. Da lì i primi passi e la necessità di inserire una band, di iniziare un percorso di condivisione che oggi lo ha portato lontanissimo.
Con un passaggio: quello di ‘But A Woman’ che è un viaggio nell’universo femminile dove c’è ‘Butterfly’ dedicata alla donna che ancora non c’è nella sua vita, la figlia.

E poi arriviamo a Globetrotter.

Un lavoro che mi sta impegnando ormai da una decina di anni. All’inizio l’idea maturò nel 2010 mentre ero in tour in Europa e suonando ogni sera per la prima volta in Europa ho raccolto un’enormità di stimoli e di arte che arrivava da un mondo apparentemente distante e diverso da quello a cui ero abituato, una cultura che andava a complementare quella da cui arrivavo io.

La differenza con l’America è che in Europa ti sposti e incontri un altro mondo, un’altra lingua, un altro modo di vivere e intendere le cose. E’ un posto estremamente ricco da questo punto di vista e quando sei lì dentro non riesci a non assorbire qualcosa da chiunque, è impossibile.

Per me questo processo è importantissimo, ogni volta mi veniva un’idea che era associata al luogo in cui avevo suonato la sera prima e l’urgenza era quella di fissarla, di catturarla e portarla con me. Non volevo perdere quella magia, avevo solo voglia di portarla con me per poterla condividere. Così ho iniziato a registrare ovunque: negli studi di amici, in posti improvvisati, ovunque potessi fissare in qualche modo quelle sensazioni, quei colori.

Man mano che raccoglievo queste idee mi rendevo conto che avrei voluto svilupparle, avrei voluto dare a ciascuno di questi momenti un posto dove rimanere per sempre per essere vissuti da tutti. E così è nata l’esigenza di farne un album.

 

 

Wil Key

Wil Key insegna, a Los Angeles, in un college ad indirizzo artistico ed è a questo proposito che il discorso sposta lo sguardo sulle nuove generazioni di musicisti:

Ogni generazione ha un linguaggio proprio, i propri modi di dire e i propri meccanismi di pensiero. Quello che io imparo da loro è come si relazionano alla musica, qual è il loro approccio, quali sono le dinamiche che li portano a diventare intimi con la musica. E queste cose sono diverse ogni volta, per ogni generazione. E non è solo per via della tecnologia che diventa sempre più presente, ma è proprio il loro approccio che cambia. Ad esempio noi siamo abituati a un percorso che parte dalla scrittura della canzone, dopodiché scegli gli strumenti, poi vai in studio e lì inizi la produzione. Le nuove generazioni invece hanno un approccio che pone la scrittura e la produzione in contemporanea. Questa cosa mi dà la possibilità di restare connesso a loro, di scoprire quali sono i modi nuovi che hanno per creare una canzone.

E visto che per Wil Key la comfort zone è quella che si chiama “RnB” entriamo in un terreno battuto poco volentieri da coloro che si dichiarano estimatori di questa parte della musica black. Di fatto, all’R&B oggi non vengono più concessi i favori dei riflettori (secondo me i fasti degli anni 90 e 00 te li ricordi bene), eppure il genere gode di ottima salute. Significa che c’è qualcosa che non funziona adeguatamente, quindi.

R&B è la mia home base, di sicuro. Vedi, oggi come dici tu il genere è ancora in ottima salute ma non c’è un riflettore puntato sull’R&B. Penso che la cosa che manchi di più oggi nell’R&B sia la mancanza di coraggio nel prendersi dei rischi. Spesso mi sembra che l’R&B sia più una posa, un cliché piuttosto che qualcosa di vivo e che voglia entrare in connessione con chi lo ascolta. Sempre più spesso è un voler assomigliare a uno stereotipo o a una star piuttosto che avere il coraggio di esporre sé stessi. E in tutto questo la cosa che viene a mancare è il cuore. Il fatto di voler apparire “cool” al posto dell’avere bisogno di esprimere un sentimento è quello che ha spento quel riflettore. Le emozioni vere, il rischio vero, queste cose stanno mancando molto spesso oggi nell’R&B. Direi che manca un po’ di anima, che poi è quella cosa che fa in modo che le persone connettano a un livello davvero profondo con la musica. Fortunatamente non è così per tutti gli artisti, ce ne sono alcuni che stanno facendo un bellissimo lavoro, ma nella maggior parte dei casi a me manca il cuore, l’intensità, la necessità di comunicare qualcosa che hai dentro e che riesci a portare fuori soltanto con la musica, manca quello spirito tradotto in forma musicale.

Globetrotter mi ha insegnato ad essere molto rispettoso come musicista e come artista.
Vedi, avendo avuto l’opportunità e il privilegio di entrare in contatto con altre culture e con altri tipi di musica io non ho mai voluto appropriarmi di nulla e non ho voluto imitare nulla che arrivasse da altre culture. Ho ritenuto invece importante che quelle culture, che quei suoni, che quegli artisti raccontassero in prima persona sé stessi. Mi è sembrato una semplice questione di rispetto e di essere onesti nei confronti di quello che stavamo creando. Ho voluto solo che emergesse quello che io sentivo provenire da loro quando ero lì e stavo suonando con loro e non avrei potuto di certo ricrearlo per conto mio tornando alla comodità della mia vita e del mio studio. Ho voluto lavorare con loro, lasciando loro lo spazio per esprimere quelle cose che stavano conquistando me, lì, come se avessi voluto catturare un attimo per poi fare in modo che fossero loro stessi a raccontarlo.

Recentemente Wil Key ha pubblicato sui social media l’esistenza di una collaborazione appena realizzata con Jill Jones che prosegue l’espressione della sua ammirazione per Prince (mai nascosta, anzi, sempre presente anche in ‘Globetrotter Side A’):

E per concludere la nostra chiacchierata era doveroso un accenno a Black Lives Matter.

Wil Key è stato molto attivo durante il periodo delle proteste riportando l’attenzione su una traccia che fa parte di Globetrotter Side A, ‘Got So Far To Go’ e che in tempi non sospetti aveva messo a fuoco il problema delle disuguaglianze e del razzismo sistemico americano. Un problema sul quale è ancora tantissimo il lavoro da fare, non solo in America.

A che punto siamo, adesso, in America, un anno dopo l’assassinio di George Floyd?

 

Siccome ogni promessa è un debito, ecco qui di seguito la chiacchierata a proposito di ‘Globetrotter Side A’ che ho ripreso in “versione breve” dal sito di una mia vecchia trasmissione radiofonica che si intitolava ‘The Soul Haven’.

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